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Il terremoto non ferma la grinta di Michela Paris

allevamento

Una storia ‘fuori dal gregge’ che rappresenta la voglia e la determinazione di guardare al futuro oltre le difficoltà. È quella di Michela Paris in risposta alla scossa di terremoto che ha colpito il Centro Italia il 26 ottobre 2016

Rimettersi in piedi e tornare a vivere, portando avanti il proprio lavoro con passione. Michela Paris si trovava ad Ussita, il paesino marchigiano dove è cresciuta, quando la terribile scossa di terremoto dell’ottobre 2016 distrusse il suo allevamento. Trent’anni e madre di due bimbi piccoli, Michela allevava pecore insieme al marito a Ussita, sui monti Sibillini, fra i luoghi epicentro del sisma. Oggi vive in camper con i figli in un campeggio di Recanati – come ha raccontato a Io Donna – in attesa di poter avere stalle di emergenza e un’abitazione provvisoria, ma non ha rinunciato al suo lavoro e a un progetto che aveva avviato nella primavera del 2016: recuperare la razza della pecora sopravissana, nativa dei Sibillini e a rischio estinzione.

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Dopo un anno e tanti sacrifici che ancora non sono finiti, i 100 capi con cui aveva avviato la sua attività portando avanti il mestiere di allevatore del nonno e del bisnonno, sono diventati 300 e oggi Michela crede ancora di più nel suo progetto. Insieme alle pecore, l’azienda conta anche 60 mucche con i vitellini e una cinquantina di cavalli con i puledri.

Le difficoltà non mancano, a partire dalle strutture per riparare gli animali, ma Michela non perde la sua determinazione e affronta ogni giorno, insieme al marito, 4 ore di cammino fra andata e ritorno per raggiungere mucche e cavalli al pascolo in Val di Bove (1300 metri). Lungo il percorso i rischi non mancano, ci sono spesso piccole scosse di assestamento ma niente ferma Michela e i suoi sogni per il futuro. “La pecora sopravissana – come spiega nella sua intervista a Io Donna – è una razza che produce poco latte, anche se di qualità, mentre la lana di solito è remunerativa. Mi sono messa in contatto con il progetto ‘Pecunia‘, che ha sede nel Parco del Gran Sasso, e che punta a recuperare e valorizzare la lana prodotta in Italia. Fra i miei progetti c’è anche quello di ottenere il riconoscimento DOP per la sopravissana e per tutti i derivati e sto lavorando con altri allevatori per capire come fare». Entusiasmo e passione non mancano. In bocca al lupo Michela!

Volete sapere come continua la storia di Michela Paris?

Dalle macerie Michela ha tirato fuori tutta la sua grinta, senza perdersi d’animo, per ripartire più forte di prima. L’intervista completa la trovate sul sito di Io Donna

Foto di Barbara Righini tratte da Io Donna

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