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Italiani a tavola: promossi, ma si può migliorare
Gli italiani e la dieta, un rapporto con più luci che ombre. A dirlo è il primo studio sulla dieta totale (Tds) realizzato dall’Istituto Superiore di Sanità e pubblicato nelle scorse settimane. Scopriamo di più insieme…
Lo studio sulla dieta totale rappresenta un metodo internazionale che segna una vera e propria rottura con le ricerche svolte fino a oggi, di solito poco comprensibili e rappresentative. Lo studio, coordinato da Francesco Cubadda, ha preso in esame, tra il 2012 e il 2014, l’assunzione di oltre sessanta nutrienti e contaminanti con lo scopo di avere un campione di alimenti alla base della dieta degli italiani e di come vengono cucinati e abbinati. Per raggiungere questo obiettivo, sono stati presi in esame 51 gruppi, divisi in 13 categorie, pari a oltre il 99 per cento degli alimenti consumati nel nostro Paese. A questo punto sono stati raccolti, e cucinati, più di tremila campioni così da riprodurre nel modo più fedele possibile ciò che avviene nelle cucine delle nostre case.

I dati su alimenti e nutrienti sono stati poi incrociati con cinque classi di età, cioè bambini piccoli (fino a 3 anni), bambini (fino a 9 anni), adolescenti (fino a 18 anni), adulti (fino a 65 anni) e anziani (oltre 65 anni). Ne è emersa una mappa delle abitudini alimentari degli italiani come dicevamo, con più luci che ombre.
- Ferro e calcio, si può fare di meglio
Partiamo dalle ombre, ovvero da due elementi essenziali che scarseggiano sui nostri piatti: ferro e calcio. Stando allo studio, il primo non raggiunge livelli adeguati soprattutto tra i bambini, le ragazze e le donne in età fertile. Tre categorie che, per diversi motivi, dovrebbero sempre poter contare su un buon apporto di questo microelemento indispensabile, ad esempio, per la produzione di emoglobina. Un’altra cattiva notizia arriva dal calcio, inteso come sale minerale essenziale per la salute delle nostre ossa. Dallo studio, infatti, emerge una carenza di questo elemento soprattutto tra gli adolescenti e questo è un dato preoccupante vista l’importanza che il calcio riveste in una dieta equilibrata. Secondo lo studio dell’ISS, l’apporto di calcio è garantito, per più del 50 per cento, da latte e latticini, seguiti da cereali (16%) e verdura (14%).

- Lo zinco, un altro osservato speciale
Lo zinco è un altro nutriente imprescindibile se si vuole rispettare un corretto regime alimentare. Dallo studio emerge che siamo al di sotto dei livelli considerati ottimali, soprattutto negli adulti e negli anziani. Un processo negativo che si spalma nel tempo in modo progressivo dall’adolescenza alla terza età.
- L’inquinamento nel piatto
Lo studio condotto dall’ISS, inoltre, ha acceso i riflettori su un altro tema molto dibattuto, quello degli inquinanti presenti negli alimenti e nei piatti di maggiore consumo. Il risultato complessivo non segnala criticità particolari, anzi. Pranzi e cene degli italiani sembrano abbastanza liberi da contaminazioni. Ci sono, però, alcune sostanze sulle quali non si deve abbassare la guardia: l’aflatossina B1, il metilmelcurio, le micotossine H-2 e HT-2 sono tra queste e, anche se il livello di criticità è ancora più basso, occorre tenere d’occhio anche i livelli di nichel, piombo piombo, arsenico, alluminio, PCB, ocratossina A e diossine.

- In cucina voto dieci. Manca la lode
Se dopo questa sintetica analisi del lavoro svolto dall’ISS volessimo trovare una conclusione edificante, diremmo che tutto sommato a tavola gli italiani ci sanno stare, eccome. Di certo meglio dei cugini transalpini che, sempre secondo lo studio della dieta totale svolto in Francia, hanno criticità maggiori rispetto alle nostre. La strada intrapresa è quella giusta e risponde ai criteri di una dieta il più possibile variegata e bilanciata con tutti i nutrienti. Basta un ultimo sforzo con l’aggiunta di quegli elementi oggi carenti e anche la lode è garantita.







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